Il capitale ha un costo, che rappresenta per le banche e gli istituti di credito il compenso per il mancato investimento in altre attività, e per i clienti l’onere da sostenere per l’accesso alla liquidità. Tale costo è rappresentato dal tasso d’interesse, vale a dire la percentuale aggiuntiva rispetto al capitale originario che ad esso si somma e va rimborsata in un determinato periodo di tempo. Quando si chiede un prestito, il parametro di riferimento è il tasso annuo nominale, o Tan, vale a dire il tasso d’interesse al netto delle altre spese. I tassi d’interesse devono essere sempre indicati chiaramente prima della contrazione del debito e nelle condizioni generali dello stesso; non possono mai essere superiori a un tetto massimo, definito tasso di usura, pari al tasso medio effettivo praticato globalmente da banche e istituti, maggiorato del 50 per cento. Gli interessi sui prestiti possono essere calcolati sulla base di un tasso fisso, qualora la percentuale del rimborso sia stabilita all’accensione del finanziamento e resti, per l’appunto, fissa nel tempo, o su un tasso variabile. Anche in questo caso, i parametri e le tempistiche sulla base dei quali il tasso d’interesse viene ricalcolato devono essere indicati chiaramente nel contratto e fanno riferimento ad alcuni parametri di indicizzazione quali l’Euribor (il tasso di interesse interbancario), la prime rate dell’Associazione bancaria italiana (il tasso che le banche applicano alla clientela “prime”) e il rendistato (parametro fissato dalla Banca d’Italia che rappresenta il rendimento medio ponderato di un paniere di titoli di Stato). Se gli interessi sono calcolati su base annua, Prestiti on line 24 ore vi ricorda che per sapere la quota di capitale da pagare in più basta moltiplicare l’importo del credito per il tasso annuo e poi ancora per la durata del prestito in giorni, e dividere il risultato per 36.500 (vale a dire, 365 per 100).