Nel sistema di valutazione dei rischi adottato dagli istituti di credito, i liberi professionisti si collocano un gradino al di sotto rispetto ai lavoratori dipendenti con contratto a tempo indeterminato. Il fatto di non avere una busta paga mensile da cui detrarre l’importo delle rate, né un trattamento di fine rapporto (Tfr) da poter portare in garanzia a banche ed enti finanziari, preclude ai liberi professionisti l’accesso a forme di prestito quali la cessione del quinto dello stipendio o il prestito delega. È l’ultima dichiarazione dei redditi, dunque, a prendere il posto della tradizionale busta paga e del certificato di stipendio, mentre per importi particolarmente elevati può essere richiesto il ricorso alla fideiussione, a garanzie reali o a un garante terzo. I tradizionali strumenti di credito al consumo (carte di credito, di debito e revolving) restano ovviamente a disposizione anche dei liberi professionisti, e così altre tipologie di prestiti personali, finalizzati, cambializzati e fiduciari, nonché il mutuo per liquidità con ipoteca su un bene immobile. I requisiti, oltre al consueto documento d’identità e alla dichiarazione dei redditi, possono variare a seconda dei casi, ma è bene ricordare che l’anzianità lavorativa richiesta ai liberi professionisti è mediamente più elevata rispetto a quella prevista per i lavoratori dipendenti. Prestiti online 24 ore consiglia ai liberi professionisti intenzionati a chiedere un prestito di valutare l’opportunità di stipulare una polizza vita, il cui capitale accumulato può sostituire in alcuni casi la garanzia costituita dal Tfr. Per i liberi professionisti residenti, al primo gennaio 2000, nelle regioni Sardegna, Sicilia, Basilicata, Puglia, Calabria, Campania, Abruzzo, Molise e in alcuni comuni del Nord Italia è inoltre prevista l’erogazione di appositi prestiti d’onore.