Il prestito cambializzato prende il nome, per l’appunto, dalla cambiale, un titolo di credito a scadenza mensile utilizzato per ottenere un finanziamento personale non finalizzato. Possono far ricorso al prestito cambializzato tanto i lavoratori dipendenti, portando come garanzia il Tfr maturato o la doppia firma di un garante, quanto i pensionati con certificazione Inps e i professionisti autonomi con polizza vita a capitale riscattabile da almeno tre anni. Il rimborso avviene a rate costanti e tasso fisso, per importi variabili dai 2mila ai 60mila euro, presso un qualsiasi istituto bancario di riferimento scelto dal debitore; la banca è tenuta a comunicare l’avvicinarsi della data di scadenza delle cambiali. Il prestito con cambiali ha una durata compresa tra 12 mesi e 10 anni; l’importo massimo che può essere richiesto coincide con la parte riscattabile del Tfr (per i lavoratori dipendenti) o della polizza vita (per i lavoratori indipendenti). È bene notare che per tutta la durata del prestito tali garanzie sono di fatto bloccate, negando la possibilità di accesso al capitale accumulato da parte del lavoratore. La rata di rimborso prevista dalle cambiali non può in ogni caso essere superiore al 30% del salario netto percepito dal debitore; il prestito cambializzato è compatibile con altri finanziamenti, ma in tal caso il carico mensile complessivo non deve comunque eccedere il 50% delle entrate. I prestiti a cambiale possono essere richiesti anche da cattivi pagatori o da cittadini stranieri in possesso di regolare permesso di soggiorno, e le stesse tasse sulle rate da pagare sono relativamente basse, aumentando la convenienza di questa forma di accesso al credito.